Placenta previa

La placenta previa è la condizione in cui la placenta si viene a trovare davanti (previa vuol dire davanti) alla parte di presentazione fetale (testa, spalle, podice). La placenta previa è un fattore di rischio della gravidanza e può essere causa di gravi emorraggie.Anestesia locoregionale

Prima del travaglio di parto si ha l'appianamento e la dilatazione cervicale. La contrazione della parte craniale dell'utero comporta la risalita in alto del segmento uterino inferiore e quindi del collo che va incontro a dilatazione. Quando il collo dell'utero si dilata, si slamina il disco placentare posto a livello del segmento uterino inferiore e questo causa un forte sanguinamento.

La placenta previa generalmente non si presenta con un quadro acuto, come invece avviene per il distacco di placenta, una forma subclinica e spesso sottovalutata. Per altro l'emorragia è correlabile con la quantità di sangue realmente perso, e questo può aiutare nella gestione delle emorragie importanti. Il colore del sangue è rosso chiaro, l'utero è rilassato. Nell'abruptio placentae invece esso è rosso scuro e l'utero è contratto financo alla tetania.

Di solito, si scopre di avere la placenta previa quando si fa l’ecografia morfologica nel secondo trimestre. Prima, infatti, è difficile stabilire se la placenta è previa davvero, perché può darsi che, pur essendo inserita in basso, "salga" con l'aumentare delle dimensioni dell'utero, fino a un punto in cui non dà più problemi.

Se durante l’ecografia della 35°-36° settimana si evidenzia che la placenta è posta a una distanza superiore ai 2,5-3,0 cm dal collo dell’utero, è possibile tentare il parto per vie naturali, mentre se è inferiore a tali valori il cesareo è d’obbligo e viene programmato preferibilmente entro le 37 settimane, prima che comincino spontaneamente le contrazioni di travaglio, che potrebbero determinare un improvviso distacco di placenta. Con una placenta previa totale, inoltre, va messa in conto una probabilità che durante il cesareo si debba procedere anche all’isterectomia, cioè all’asportazione dell’utero; un’evenienza che è quasi inevitabile in caso di placenta aderente.

Classificazione placenta previa

La placenta previa può trovarsi in diverse posizioni, da qui

  • laterale: quando è impiantata sul segmento uterino inferiore, ma dista almeno 2,5 cm dal collo dell’utero.
  • marginale: nel caso in cui il margine placentare abbia una distanza inferiore a 2,5 cm dall’orifizio
  • centrale: se ricopre l’orifizio uterino

Diagnosi di placenta previa

La placenta previa non causa dolore (molto importante per la diagnosi differenziale con il distacco intempestivo di placenta normalmente inserita). In caso di placenta previa l'utero è rilassato mentre al contrario nel distacco intempestivo di placenta è contratto, contratto.

Una volta confermata la diagnosi di placenta previa, se l’ostruzione è solo parziale e, soprattutto, non si manifestano contrazioni precoci o sanguinamenti, la futura mamma può restare a casa, pur conducendo una vita più tranquilla ed evitando di allontanarsi troppo dalla struttura ospedaliera che la sta seguendo. Se, invece, si presentano emorragie, il ricovero è d’obbligo, specialmente allo scopo di scongiurare, ove possibile, un parto pretermine. Più precoci sono le emorragie, infatti, più c’è conflittualità sul timing del parto, perché bisogna bilanciare le condizioni di salute della futura mamma con il benessere e la maturità polmonare del feto. Per questo, se è necessario anticipare il parto, si somministrano alla gestante farmaci tocolitici per tentare di bloccare o ridurre le contrazioni uterine almeno per il tempo (non più di 48 ore) necessario per iniettare cortisonici che accelerano la maturità polmonare.

Complicanze della placenta previa

Le complicanze sono emorragia e shock. Sono maggiormente predisposte le donne che hanno già avuto parti cesarei o hanno subito interventi sull’utero e chi già in una precedente gravidanza aveva la placenta previa. Anche l'età materna sopra i 35 anni, la gravidanza gemellare e l'abitudine al fumo possono costituire dei fattori di rischio per questa condizione.