Aborto terapeutico

L'aborto terapeutico è una procedura di interruzione volontaria di gravidanza, si applica solo in caso di malformazioni fisiche o psichiche fetali o anomalie genetiche (Sindrome di Dawn [trisomia 21], sindrome di Edwards [trisomia 18]) evidenziate da esami diagnostici prenatali, oppure per preservare la salute della donna nei casi in cui una gravidanza possa comprometterla (patologie cardiocircolatorie, renali, oncologiche, ecc.).
La normativa italiana (legge 194/78) prevede la possibilità di interrompere la gravidanza solo in caso di pericolo di vita per la madre o malformazioni o anomalie fetali entro il 180° giorno di gravidanza; l'epoca gestazionale è calcolata ecograficamente. La paziente dopo l'amniocentesi o villocentesi sarà seguita dal ginecologo che la informerà su tutto il percorso assistenziale.

Procedura

L'interruzione di gravidanza terapeutica avviene in ospedale, la paziente viene ricorverata di solito un giorno prima, e tramite l'azione di alcuni farmaci come il Citotec o il Cervidil rispettivamente una pillola ed una fettuccia intravaginale, si attiva il travaglio e relativa dilatazione della cervice uterina. Il travaglio indotto da questi farmaci è simile ma non uguale nei suoi tempi e fenomeni ad un travaglio fisiologico a termine di gravidanza. La paziente in questa fase prova un dolore acuto, più o meno uguale a quello che avvertirebbe in un travaglio a termine, è possibile richiedere un analgesia con farmaci oppiacei al ginecologo o anestesista.
Il feto essendo piccolo rispetto ad una gravidanza a termine, o anche piccole parti come le gambe, possono iniziare a scendere nel canale del parto anche prima che si è raggiunta una dilatazione del collo dell'utero considerevole. Raggiunta una dilatazione sufficiente la donna viene invitata a spingere ed il feto viene espulso. Tal volta il feto è ancora vivo dopo l'espulsione, l'epoca gestazionale non permette una sopravvivenza senza assistenza medica intensiva, in tal caso il feto non viene assistito o rianimato. A richiesta è possibile vedere il feto appena partorito, prima che venga sigillato e conservato in cella frigorifera.
Poichè la placenta in questa epoca gestazionale non ha le caratteristiche di una placenta a termine, essa non si distacca spontaneamente o comunque non in modo corretto, indi dopo l'espulsione del feto ed il taglio del funicolo ombellicale la paziente deve essere trasferita in sala operatoria per un intervento di revisione della cavità uterina.
Il tempo necessario per la revisione della cavità uterina è di circa 10/15 minuti, la paziente viene anestetizzata con una piccola dose di farmaco, dormirà senza provare dolore, non è necessario che venga intubata e resta in respirazione spontanea. Il ginecologo a questo punto attraversando la vagina dilaterà se necessario il collo dell'utero per avere migliore accesso alla cavità uterina; poi con un ferro chirurgico chiamato curette esegue delle passate in utero sulle sue pareti interne al fine di "raschiarne" il contenuto. Una volta che con la curette non sembra di avvertire residui, un controllo ecografico confermerà l'assenza di tessuti fetali nella cavità uterina. La paziente può essere risvegliata e rivestita con abiti quotidiani, di solito il giorno dopo può essere dimessa.
Nelle settimane successive la pancia tornerà a dimensione normale, si avranno doloretti tipo mestruazioni e perditine ematiche che dureranno 15/20 giorni circa, il ciclo dovrebbe tornare dopo circa 30/40 giorni
E' possibile tentare una nuova gravidanza già il mese successivo. Le pazienti che hanno subito uno o pià tagli cesarei o che hanno avuto interventi ginecologici possono espellere il feto per via vaginale, non è richiesto un ulteriore taglio cesareo per l'aborto terapeutico.

Obbiezione di coscienza

In Italia è prevista la facoltà di Obbiezione di Coscienza, ossia di rifiutare un azione da parte del sanitario perchè contraria alla sua etica / religione.
Ospedali religiosi non prescrivono tale tipo di farmaco. In alcuni ospedali è possibile trovare a seconda del turno un medico obbiettore di coscienza che si rifiuterà di prescrivere tale farmaco. Ancora, è possibile trovare farmacie il cui titolare si rifiuta di vendere tale farmaco.
In caso trovaste un ospedale con medico obbiettore, provare a distanza di qualche ora o rivolgersi presso altra struttura.